Con la ripartenza delle lezioni, scaglionata tra il 7 e il 17 settembre a seconda della regione, riparte anche uno dei servizi più delicati: le mense scolastiche. Non si tratta solo di un pasto: la refezione scolastica incide su bilanci familiari, salute dei bambini e organizzazione del tempo pieno, e quest’anno porta con sé diverse novità, tra costi in aumento, cantieri del PNRR e una spinta sempre più forte verso piatti e menù sostenibili.

Quanto costa la mensa nel 2026/2027

Il tema economico resta il più sentito dalle famiglie. Secondo la IX Indagine sulle mense scolastiche di Cittadinanzattiva, nell’anno scolastico 2025/2026 una famiglia con reddito medio ha speso circa 87 euro al mese per un figlio alla scuola dell’infanzia e 89 euro per uno alla primaria, con un rincaro rispetto all’anno precedente e picchi che in Molise hanno sfiorato il +17% sul costo del singolo pasto alla primaria. Il costo medio di un pasto si attesta oggi intorno a 4,30-4,40 euro, ma le tariffe restano molto disomogenee: a determinarle sono i singoli Comuni sulla base dell’ISEE, senza scaglioni nazionali uniformi. Per questo l’associazione torna a chiedere che la mensa venga riconosciuta come servizio pubblico essenziale, con tariffe minime e massime uniformate almeno per macroaree.
Non mancano poi le novità organizzative locali: a Parma, ad esempio, il Comune ha annunciato il passaggio dal pagamento a consuntivo a un sistema prepagato con borsellino virtuale, gestito tramite app, con l’onere della cancellazione del pasto in caso di assenza che ricade sulle famiglie.

Il PNRR e le nuove mense: a che punto siamo

Sul fronte delle infrastrutture, il Ministero dell’Istruzione ha attivato nel 2024 un Piano da 515 milioni di euro per l’estensione del tempo pieno e delle mense, nell’ambito della Missione 4 del PNRR. L’obiettivo è realizzare circa 1.000 nuove mense scolastiche, ma i tempi si sono allungati: secondo le rilevazioni più recenti, solo un edificio scolastico statale su tre dispone oggi di uno spazio dedicato alla ristorazione, e gran parte dei nuovi cantieri finanziati dal PNRR non sarà pienamente operativa prima della seconda metà del 2026. Le regioni del Sud, storicamente più indietro su tempo pieno e refezione, sono destinatarie di quote di finanziamento più consistenti, senza però colmare del tutto il divario con il resto del Paese.

Cosa cambia nel piatto: meno sprechi, più legumi

Al di là dei numeri, la vera novità della stagione riguarda il contenuto dei vassoi. Diversi Comuni hanno aderito alla Green Food Week, la settimana dedicata a menù a base vegetale e prodotti di stagione: a Cesena, per esempio, tutte le scuole hanno proposto un giorno interamente vegetale, con pasta ai legumi e burger vegetali, nell’ambito del progetto “L’ora della mensa” che coinvolge le famiglie nella definizione delle diete. Cresce inoltre l’attenzione alla lotta allo spreco alimentare: diverse società di ristorazione scolastica, come quella che gestisce il servizio a Fermo, donano i pasti non distribuiti ad associazioni del territorio. A questo si affianca il rinnovo del Fondo nazionale per le mense scolastiche biologiche, che finanzia l’acquisto di prodotti bio nelle scuole

Restano invece invariate le regole più tecniche della refezione: dopo una chiusura per festività, il menù del giorno di rientro segue solitamente lo schema del lunedì, per motivi legati alla consegna delle derrate fresche.

 Il modello Regno Unito: stop a fritti e zuccheri

Un confronto utile arriva da oltre Manica. Il governo britannico ha aperto in primavera una consultazione per aggiornare, per la prima volta in oltre un decennio, gli School Food Standards: tra le misure allo studio, il divieto di cibi fritti e ad alto contenuto di zucchero come gelati e waffle, il limite a dolci e “grab and go” (merendine, pizzette, rustici) e l’obbligo di inserire più legumi, verdura e cereali integrali nei menù. Le nuove regole, che riguarderanno scuole statali, academies e free schools in Inghilterra, entreranno progressivamente in vigore dall’anno scolastico 2027/2028. La riforma si affianca all’ampliamento dei pasti gratuiti a scuola per le famiglie che ricevono il Universal Credit, in vigore da settembre 2026, con l’obiettivo dichiarato di contrastare obesità infantile e carie dentali tra i più piccoli.

Perché interessa il settore

Per gli operatori della ristorazione collettiva, il quadro che emerge è quello di un comparto sotto pressione su più fronti: aumento dei costi delle materie prime, richieste crescenti di sostenibilità e trasparenza da parte delle famiglie, ritardi nei cantieri pubblici. Le Commissioni mensa, di cui Cittadinanzattiva chiede da tempo un regolamento nazionale più chiaro, restano lo strumento principale attraverso cui genitori e amministrazioni dialogano su qualità e prezzo del servizio.