Mense scolastiche: un mercato da 5,7 miliardi con nuove opportunità per gli operatori

Il settore delle mense scolastiche italiane rappresenta un comparto strategico della ristorazione collettiva, con un valore complessivo di 5,7 miliardi di euro nel quadriennio 2019-2022. A rivelarlo è la prima indagine conoscitiva sistematica realizzata dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che ha mappato con precisione il settore, evidenziandone caratteristiche, criticità e potenzialità future

L’analisi ANAC ha messo in luce una forte concentrazione dell’offerta: solo 19 operatori controllano il 95% del valore contrattuale. In testa ci sono CAMST (238 mln), VIVENDA (185 mln), CIRFOOD e DUSSMANN (oltre 135 milioni ciascuna), che insieme detengono il 58% del mercato. Il restante 5% è frammentato tra circa 70 piccoli operatori.

Questi colossi operano spesso su scala interregionale, con gli operatori emiliani presenti in molte regioni del Centro-Nord e quelli lombardi attivi in tutta Italia.

Comuni protagonisti della gestione

I Comuni gestiscono direttamente il 91,8% dei contratti, rappresentando l’86,4% del valore complessivo. Nonostante l’importanza economica degli affidamenti, raramente si fa ricorso alle Centrali di Committenza. L’Emilia-Romagna guida la classifica regionale con quasi 400 milioni di euro, seguita da Lombardia (138 mln) e Lazio (96 mln): questi tre territori rappresentano da soli oltre la metà della domanda nazionale.

Differenze territoriali e varietà di configurazione

Il prezzo medio di un pasto scolastico si attesta a 5,08 euro, ma con forti differenze geografiche: da un massimo di 5,47 euro nel Nord-Est a un minimo di 4,45 euro nel Sud. L’indagine ANAC ha evidenziato che l’area geografica può incidere sul prezzo anche di 89 centesimi.

Anche le modalità di erogazione del servizio variano: il 57% dei contratti prevede la preparazione in cucine esterne con veicolazione, mentre il modello prevalente resta il legame fresco-caldo (91%). Il servizio al tavolo in refettorio è il più diffuso (69%), e il confezionamento multiporzione con scodellamento è ormai la norma (90%).

Sostenibilità e inclusività sempre più al centro

L’indagine evidenzia una forte attenzione ai temi della sostenibilità: l’adeguamento ai CAM (Criteri Ambientali Minimi) riguarda l’82% dei contratti, la riduzione dei rifiuti plastici il 93%, e la personalizzazione dei menù etici o religiosi il 97%. Meno diffusa, invece, l’offerta di menù sociali e solidali.

L’ANAC, sulla base dei dati raccolti, ha deliberato l’elaborazione di prezzi di riferimento per i servizi di ristorazione scolastica, come previsto dall’art. 222 del Codice dei contratti pubblici. L’obiettivo è favorire maggiore economicità, trasparenza e concorrenza negli affidamenti futuri, riducendo le disuguaglianze territoriali e incentivando una maggiore standardizzazione.

Il mercato della ristorazione scolastica si conferma quindi un segmento dinamico e in evoluzione, in cui la qualità del servizio, l’innovazione e la capacità di rispondere a esigenze diversificate rappresentano le chiavi del successo.