Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica ha alzato il livello di protezione del deputato regionale, che nelle ultime settimane ha denunciato presunte infiltrazioni mafiose negli appalti di pulizia dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello. Sulle segnalazioni indaga la Guardia di finanza.
Più agenti e un’auto blindata. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di Palermo ha deciso di rafforzare la scorta a Ismaele La Vardera, deputato dell’Assemblea regionale siciliana e leader di Controcorrente. La tutela passa dal quarto al terzo livello.
Le ragioni ufficiali del provvedimento non sono state rese note, e lo stesso parlamentare ha detto di non conoscerle. La decisione arriva però a poche settimane dalle sue denunce su presunte infiltrazioni mafiose nelle imprese che gestiscono i servizi di pulizia negli ospedali palermitani, in particolare all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello. Sulle segnalazioni sono in corso accertamenti della Guardia di finanza, e il caso è stato portato all’attenzione della Commissione regionale Antimafia.
«Non mi fate paura»
La Vardera vive sotto scorta da circa un anno, da quando aveva sollevato la vicenda di Mondello. Commentando sui social l’innalzamento del livello di protezione, ripreso da PalermoToday, ha spiegato di essere consapevole di «stare intaccando interessi pericolosi» e di voler andare avanti comunque.
Il deputato ha collegato le due vicende, Mondello e l’ospedale Cervello, a una stessa famiglia mafiosa palermitana, e ha chiuso con un messaggio diretto: «Non mi fate paura. Fuori la mafia dalla Regione». Sono dichiarazioni del parlamentare e non equivalgono ad accertamenti giudiziari.
Attestati di solidarietà sono arrivati dal gruppo di Controcorrente all’Ars, da Progetto Civico Italia, di cui La Vardera è presidente nazionale, e dall’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano.
Cosa è emerso sugli appalti di pulizia
Al centro delle denunce ci sono le assunzioni di personale nelle imprese che operano nei servizi di pulizia della struttura ospedaliera: tra i lavoratori ci sarebbero familiari di esponenti di Cosa Nostra. Il caso è arrivato all’attenzione nazionale con Lo Stato delle Cose, il programma di Massimo Giletti su Rai 3, che nelle puntate del 5, 12 e 26 ottobre ha raccolto testimonianze sui meccanismi di assunzione negli appalti delle strutture sanitarie e di altri edifici pubblici, tra cui il Palazzo di Giustizia di Palermo.
Le circostanze sono tutte da verificare. Un legame di parentela, di per sé, non prova alcun comportamento illecito.
Appalti di pulizia in sanità: cosa insegna il caso Palermo
Se le verifiche confermassero quanto denunciato, il caso del Cervello toccherebbe uno dei punti più delicati dei servizi di igiene ambientale in ambito sanitario: il reclutamento del personale. Sono appalti ad alta intensità di manodopera, in cui il costo del lavoro pesa sulla gran parte del valore del contratto e in cui gli operatori restano in servizio per anni, spesso attraverso più cambi di gestione.
Proprio qui sta un aspetto che il dibattito pubblico tende a trascurare. Con la clausola sociale, prevista dall’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici e dai contratti collettivi del settore, nei cambi appalto il personale passa dall’impresa uscente a quella subentrante. Eventuali assunzioni anomale, se ci fossero state, potrebbero quindi risalire a gestioni precedenti ed essere state ereditate da chi è arrivato dopo.
I controlli antimafia sulle imprese aggiudicatarie, che il Codice prevede tra le cause di esclusione automatica, guardano alla società e ai suoi vertici, non a chi lavora nei reparti. Per le stazioni appaltanti la vicenda suggerisce di estendere l’attenzione alla gestione del personale durante l’esecuzione e alla catena dei subappalti, dove i controlli tendono ad allentarsi.
Gli accertamenti sono in corso e non permettono conclusioni sulle imprese coinvolte, né tantomeno sul settore nel suo insieme. Per le aziende sanitarie, però, il caso è un’occasione per rivedere protocolli di legalità e modalità di verifica durante l’esecuzione dei contratti, non solo in fase di gara.
















