Coinvolti produttori e associazioni di categoria in Francia, Germania e Spagna. Tra questi c’è anche l’italiana Mapei
Il fenomeno dei cartelli supera ampiamente i confini del facility management: nel 2017 aveva già coinvolto una delle più importanti gare pubbliche italiane, quella indetta da Consip per l’affidamento dei servizi di FM destinati alla pubblica amministrazione, al centro di accertamenti da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. Oggi gli accordi anticoncorrenziali continuano a rappresentare una criticità diffusa nell’economia europea, interessando numerosi settori strategici, dall’edilizia alla chimica industriale.
L’ultimo caso arriva da Bruxelles, dove la Commissione europea ha formalizzato le accuse preliminari nei confronti di diversi produttori di prodotti chimici per le costruzioni, sospettati di aver coordinato aumenti di prezzo per additivi destinati a cemento, calcestruzzo e malta. Nel mirino dell’Antitrust europeo ci sono prodotti poco conosciuti al grande pubblico ma fondamentali per il settore delle costruzioni: sostanze utilizzate per migliorare resistenza, lavorabilità e durabilità dei materiali, con un impatto diretto sui costi finali di opere e infrastrutture.
Secondo la ricostruzione preliminare della Commissione, tra il 2021 e il 2022 alcune aziende avrebbero coordinato futuri aumenti di prezzo in risposta all’incremento dei costi delle materie prime, aggravato prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina. L’ipotesi è che il coordinamento sia passato anche attraverso comunicati predisposti all’interno delle associazioni di categoria nazionali, utilizzati per spiegare e giustificare i rincari.
Tra le società coinvolte figura anche l’italiana Mapei, insieme ad altri grandi operatori internazionali come Cemex, Chryso, Master Builders Solutions, Ha-be, Liesen, MC Bauchemie, Remei e Sika. Le contestazioni riguardano tre distinti mercati nazionali: Francia, Germania e Spagna, con il coinvolgimento delle associazioni Synad, Deutsche Bauchemie e Anfah.
Se confermata, la condotta violerebbe l’articolo 101 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), che vieta cartelli e altre pratiche commerciali restrittive che possano incidere sugli scambi e impedire o limitare la concorrenza nel Mercato Unico.
I destinatari delle tre comunicazioni hanno ora la possibilità di rispondere alle contestazioni della Commissione, che il 17 ottobre 2023 aveva condotto ispezioni a sorpresa presso le sedi di società attive nel settore della chimica per le costruzioni in diversi Stati membri. Qualora, al termine del procedimento, la Commissione europea ritenesse sussistenti prove sufficienti dell’infrazione, potrebbe adottare una decisione con cui vietare le pratiche contestate, imporre un’ammenda fino al 10% del fatturato mondiale annuo dell’impresa coinvolta e disporre eventuali misure correttive proporzionate, necessarie a garantire l’effettiva cessazione della condotta illecita.
Il caso conferma come l’attenzione delle autorità antitrust europee non sia concentrata soltanto sugli appalti pubblici, ma anche sulle filiere industriali che incidono sui costi di costruzione e sulla competitività del sistema economico. Dal facility management alla chimica per l’edilizia, la partita sulla concorrenza resta aperta in molti settori considerati strategici.















