Le società che operano nel Facility Management sono spesso sotto i riflettori in casi che hanno una grande eco mediatica, soprattutto quando sono coinvolte le pubbliche amministrazioni e i politici locali. Il cosiddetto “corto circuito” tra accuse e realtà dei fatti genera sovente un clima da indagine permanente. Per vari mesi, nel sottofondo del dibattito giornalistico, si presenta il caso come ulteriore indizio di un contesto poco trasparente, con connessioni tra politica, procedure di gara pubbliche e dinamiche imprenditoriali. Uno schema abituale, che favorisce titoli forti e processi mediatici rapidi. Alla fine, però, i fatti non lo confermano.
La cronaca di questi giorni ci fornisce un esempio lampante di tutto questo: le accuse di corruzione e turbativa d’asta, relative all’inchiesta sull’ASP di Siracusa, sono cadute, non trovando più fondamento. Nel dispositivo del Tribunale del Riesame di Palermo del 29 gennaio u.s. si conferma infatti la riqualificazione del reato stabilita dal GIP Carmen Salustro, poiché non si è verificato il vantaggio.
A voler ben vedere, i verbali pubblici della commissione di gara sono chiari: al termine delle analisi dell’offerta tecnica la Commissione dell’ASP di Siracusa ha premiato la PFE S.p.A, piazzatasi al primo posto. Dussmann è risultata prima in graduatoria per lo sconto applicato, ma non premiata da un punto di vista tecnico da parte della Commissione.
In questa direzione, il GIP ha rilevato la mancanza di gravi indizi di colpevolezza circa l’esistenza dell’accordo corruttivo ipotizzato dalla Procura all’interno della procedura di gara indetta dall’ASP di Siracusa per i servizi di ausiliariato, rilevando che “gli elementi indiziari appaiono invero tutt’al più univocamente riferibili a un intervento dei commissari […] in favore della PFE S.p.A., non già di Dussmann s.r.l. come contestato dall’accusa”.
Qui sta il vero nodo politico e culturale del caso. Non tanto l’esito giudiziario – che segue le sue regole e i suoi tempi – ma l’uso distorto dell’inchiesta come strumento di delegittimazione preventiva.








