Si inasprisce lo scontro sugli appalti dei servizi di pulizia e sanificazione nelle strutture sanitarie delle ASL CN1 e CN2. Le organizzazioni sindacali Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS hanno avviato formalmente una vertenza nei confronti di Markas Srl, denunciando una situazione che coinvolge circa 400 lavoratori impiegati nei presidi ospedalieri della provincia di Cuneo.
Al centro della protesta, il mancato riscontro da parte dell’azienda e delle istituzioni sanitarie dopo lo stato di agitazione proclamato nel dicembre 2025. A distanza di mesi, spiegano i sindacati, non sarebbe arrivata alcuna risposta alle segnalazioni avanzate, né formale né informale, configurando uno stallo definito “inaccettabile” e irrispettoso nei confronti di chi garantisce servizi essenziali.
Le criticità riguardano innanzitutto le condizioni di lavoro quotidiane. Secondo le sigle sindacali, i carichi assegnati risultano ormai sproporzionati rispetto agli organici disponibili, mentre i tempi previsti per le attività non consentirebbero di operare in condizioni di sicurezza. Una situazione che, evidenziano, ha ricadute dirette sulla salute dei lavoratori e sulla qualità del servizio.
Tra i casi più emblematici segnalati emerge quello dell’ospedale di Saluzzo, dove è stata denunciata la presenza di una rampa ritenuta pericolosa per l’incolumità del personale. La problematica, insieme ad altre criticità in materia di sicurezza, sarà oggetto di segnalazione agli organi competenti, incluso lo Spresal.
La vertenza si estende anche al piano contrattuale. I sindacati contestano infatti l’applicazione parziale del contratto nazionale Multiservizi, con particolare riferimento alla mancata stabilizzazione delle ore supplementari, considerata una violazione rilevante degli obblighi contrattuali.
Dopo le assemblee nei diversi appalti, i lavoratori hanno conferito pieno mandato alle organizzazioni sindacali per avviare tutte le azioni necessarie. L’obiettivo dichiarato resta l’apertura immediata di un tavolo di confronto con l’azienda e le ASL coinvolte.
In assenza di risposte concrete, Filcams, Fisascat e UILTuCS annunciano il ricorso a tutte le iniziative sindacali e legali disponibili, con l’intento di tutelare condizioni di lavoro e diritti delle maestranze impegnate nei servizi sanitari del territorio.









