Tetto Retributivo: le Società Pubbliche quotate restano fuori dal limite, chiarimenti dal Governo. Tema rilevante anche per il settore del Facility Management

La questione del tetto retributivo torna d’attualità anche per il settore del facility management, dove operano anche manager e dirigenti impegnati in società partecipate pubbliche, utilities, multiutility e gruppi quotati attivi nei servizi integrati. La risposta del Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo a un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Chiara Tenerini ha infatti chiarito un punto rilevante: il limite retributivo di 240.000 euro annui non si applica alle società a controllo pubblico quotate in Borsa.

Secondo il chiarimento fornito dal Governo, restano escluse dal tetto le società emittenti strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentati e le loro controllate. Si tratta di un passaggio significativo anche per il comparto facility, nel quale diverse realtà industriali e dei servizi operano all’interno di gruppi quotati o partecipati, con figure manageriali spesso chiamate a competere sul mercato per competenze altamente specialistiche.

La distinzione deriva dall’attuale quadro normativo che separa le società pubbliche non quotate da quelle quotate. Le prime restano soggette ai limiti previsti dal Testo Unico delle Società Partecipate, mentre le seconde, per la loro natura di operatori esposti al mercato e alla vigilanza finanziaria, seguono regole differenti. Di conseguenza, la recente sentenza della Corte Costituzionale sul tema del tetto retributivo non produce effetti sulle società pubbliche quotate, confermandone l’esclusione dal perimetro applicativo della norma. Il Governo ha inoltre precisato che, allo stato attuale, non risultano iniziative per estendere il limite anche a queste realtà.

Per il mondo del facility management il tema non è secondario. La crescente complessità dei servizi integrati, della gestione energetica, della manutenzione avanzata, del cleaning specialistico e dei servizi alla sanità richiede infatti competenze manageriali sempre più elevate. In questo scenario, la possibilità di attrarre profili qualificati anche attraverso politiche retributive allineate al mercato resta un fattore competitivo centrale, soprattutto nei gruppi pubblici quotati e nelle grandi partecipate.