Abbiamo chiesto all’Amministratore di Acqua Novara VCO, Daniele Barbone cosa pensasse della gestione delle crisi idriche e degli stati d’emergenza della politica. L’Italia deve cambiare la gestione dell’acqua? E se si, in che modo?

acqua-novara-vco-investimenti-pfas-saff-siccita-crisi-idrica-italia-stato-emergenza-news-daniele-barbone-ambiente-sostenibilita

Uso di invasi e riutilizzo di acque depurate. È su questo che ci si deve concentrare?

Sì, noi di Acqua Novara VCO operiamo in Piemonte, nel Nord Italia, e come dico spesso il nostro più grande invaso è la falda acquifera. Proprio per questo riteniamo che il nostro Paese sia ancora in ritardo sotto due profili normativi fondamentali.  Il primo riguarda la reiniezione in falda, ovvero la possibilità di ripristinare la falda attraverso acque che vengono da fonti superficiali, da piogge e da altre risorse disponibili. Il secondo riguarda la riduzione dell’impermeabilizzazione dei suoli. Quando il terreno è impermeabilizzato l’acqua piovana e quella di ruscellamento non riescono a infiltrarsi efficacemente nel sottosuolo per alimentare le falde. Al contrario, aumentano le criticità anche sotto il profilo della protezione civile, perché precipitazioni particolarmente intense su suoli impermeabilizzati aumentano il rischio di alluvioni. Queste sono due tematiche sulle quali sarebbe necessario un intervento di programmazione più efficace. Lo strumento migliore sarebbe, ed è, uno strumento che il nostro Paese ha previsto ma che non è implementato ovvero Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico. Esiste, è partito con grave ritardo, ma è ancora meno implementato perché a fronte della scelta di averlo, poi mancano gli strumenti e le risorse per realizzarlo concretamente.”

Cosa pensa dell’attività del governo e nello specifico del Ministro Salvini per fronteggiare l’emergenza siccità a livello nazionale?

Dicevamo che finalmente abbiamo una cabina di regia. Mancano gli strumenti per far sì che la cabina di regia riesca a interconnettere tutti quei vari livelli di politica a cui facevamo riferimento: sistema di consorzi di irrigazione e bonifica, gestori del ciclo idrico, programmazione sui grandi fiumi, programmazione sui grandi laghi e restituzione dal mondo agricolo e dal mondo industriale. Il Ministero, come purtroppo accade in molti ambiti, continua a operare prevalentemente con una logica reattiva: si interviene in risposta agli eventi per limitarne gli effetti, anziché prevenirli. Non stiamo ancora adottando, per le ragioni che abbiamo richiamato, un approccio di programmazione realmente efficace. Di fronte a un clima che cambia, è necessario che cambi anche la nostra capacità di pianificare, adottando una strategia fondata sull’anticipazione e sulla prevenzione, piuttosto che sulla sola gestione delle emergenze.