L’azienda torinese raccoglie 3,3 milioni. Il Ceo Leonardi: “Vogliamo portare dati e intelligenza artificiale al centro del facility management”.
Fino a pochi anni fa sembrava un settore lontano dall’innovazione. Oggi, invece, anche la gestione dei rifiuti sta vivendo una profonda trasformazione grazie all‘intelligenza artificiale, ai dati e a nuove soluzioni tecnologiche. Tra le realtà protagoniste di questo cambiamento c’è NANDO, startup torinese che ha recentemente raccolto 3,3 milioni di euro per accelerare la propria crescita. A guidarla è Riccardo Leonardi, CEO e co-founder. A Facility News ha raccontato di come è nato il progetto, delle sfide affrontate dalla startup e delle prospettive dell’AI applicata al facility management e alla gestione intelligente delle risorse.
NANDO nasce da un’idea semplice ma potente: trasformare ciò che normalmente viene considerato uno scarto in un patrimonio di dati. Quando ha capito che l’AI poteva cambiare il modo in cui le aziende gestiscono le proprie risorse?
“L’intuizione è nata osservando un problema molto concreto: le aziende producono enormi quantità di rifiuti, ma spesso dispongono di pochissimi dati per capire cosa stanno realmente generando, dove e perché. Ci siamo resi conto che l’intelligenza artificiale poteva trasformare una semplice immagine di un contenitore in informazioni strutturate: tipologia e quantità dei materiali, errori di raccolta differenziata, livello di riempimento e opportunità di recupero. Da quel momento abbiamo smesso di considerare il rifiuto soltanto come qualcosa da smaltire e abbiamo iniziato a vederlo come un punto di osservazione sui processi aziendali. È da questa visione che nasce NANDO: rendere misurabile ciò che prima era invisibile.”
Il vostro punto di forza è trasformare la gestione dei rifiuti in una fonte di intelligence per le aziende. Qual è il valore economico più importante che un facility manager può ottenere utilizzando i vostri dati?
“Il valore principale è la possibilità, per le aziende di cleaning e facility management, di fornire ai propri clienti dati che prima non esistevano o richiedevano processi manuali lenti e costosi. Oggi, per sapere quanti rifiuti vengono prodotti, quanto è contaminata la raccolta differenziata o quanto sono pieni i contenitori, servirebbero pesature e controlli fisici: attività dispendiose, difficili da ripetere con continuità e quasi impossibili da scalare su più siti. Con NANDO basta una semplice foto: l’intelligenza artificiale calcola il peso, il livello di contaminazione e il livello di riempimento di ogni cestino. Fornendo poi una visione granulare o aggregata in una dashboard. Analizzando i trend di riempimento nel tempo, è inoltre possibile individuare contenitori svuotati troppo presto o troppo tardi e modificare la pianificazione della raccolta in base alle reali necessità. Questo permette di ottimizzare i giri degli operatori, ridurre gli svuotamenti e il consumo di buste di plastica non necessarie e prevenire situazioni di sovrariempimento. Cambia così il rapporto tra l’azienda di facility management e il cliente: non si parla più di un servizio percepito, ma di un servizio dimostrato attraverso dati oggettivi, generati automaticamente e disponibili in tempo reale. Il facility manager può mostrare quanto viene prodotto, dove si concentrano gli errori di conferimento, come vengono utilizzati i contenitori e come migliorano le performance nel tempo, trasformando un’informazione prima difficile da ottenere in un concreto vantaggio competitivo.”
Oggi le aziende cercano efficienza, riduzione dei costi e sostenibilità: NANDO è prima una tecnologia green o un nuovo strumento di business intelligence?
“È entrambe le cose, ma il punto di partenza è la business intelligence. La sostenibilità diventa concreta quando entra nei processi decisionali dell’azienda. Se un’organizzazione non sa quanti rifiuti produce, quali materiali spreca o dove avvengono gli errori, difficilmente può definire obiettivi realistici e misurare i risultati. NANDO trasforma quindi la sostenibilità in dati operativi e indicatori economici. La tecnologia consente di ridurre gli sprechi e migliorare il recupero dei materiali, ma allo stesso tempo permette di controllare costi, fornitori e performance del servizio. Essere green e migliorare l’efficienza non sono due obiettivi alternativi: quando i dati vengono utilizzati correttamente, diventano parte della stessa strategia.”
L’IA entra nei processi della gestione dei rifiuti
Avete scelto di portare l’intelligenza artificiale in un settore molto concreto e tradizionale. Qual è stata la reazione delle aziende: curiosità, sorpresa o resistenza al cambiamento?
“All’inizio prevalgono spesso curiosità e sorpresa, perché portare l’intelligenza artificiale all’interno di un contenitore dei rifiuti non è qualcosa che le aziende si aspettano. La resistenza emerge soprattutto quando la tecnologia modifica attività consolidate o rende visibili inefficienze che in precedenza non erano misurate. Per questo abbiamo lavorato molto sulla semplicità: la tecnologia deve integrarsi nel lavoro degli operatori, non complicarlo. Quando i clienti iniziano a vedere dati concreti, la percezione cambia rapidamente. Si accorgono che non stiamo introducendo un ulteriore livello di complessità, ma uno strumento che riduce il lavoro manuale, rende più trasparente il servizio e aiuta a individuare problemi che prima rimanevano nascosti.”
Dal punto di vista di una startup, il passaggio chiave è trasformare una buona tecnologia in un modello scalabile. Qual è oggi la vostra sfida più importante: crescere in Italia, entrare in nuovi mercati o sviluppare nuove applicazioni dell’AI?
“Le tre dimensioni sono strettamente collegate: crescita internazionale, scalabilità tecnologica e sviluppo di nuove applicazioni. Oggi la nostra priorità è costruire un modello capace di funzionare in Paesi, edifici e contesti operativi molto diversi, mantenendo la stessa qualità del dato e un’esperienza semplice per il cliente. NANDO è già utilizzata in diversi mercati e in contesti che vanno dagli uffici agli aeroporti, dalle mense agli impianti industriali. La sfida è trasformare queste applicazioni in una piattaforma sempre più standardizzata, facilmente replicabile e integrabile nei processi delle grandi organizzazioni. Non vogliamo limitarci a vendere un dispositivo: vogliamo costruire un’infrastruttura dati globale per la gestione delle risorse e dei rifiuti.”
Immaginando il facility management tra cinque anni, quali decisioni oggi ancora basate sull’esperienza umana saranno invece guidate dai dati?

“Molte decisioni che oggi vengono prese sulla base dell’esperienza diventeranno dinamiche e predittive. Pensiamo, per esempio, alla frequenza con cui vengono svuotati i contenitori, al numero di operatori necessari in una determinata fascia oraria, alla posizione delle attrezzature o alla scelta delle attività di sensibilizzazione. Oggi queste decisioni sono spesso definite attraverso calendari fissi; in futuro saranno adattate continuamente sulla base dei dati raccolti. Il facility management passerà gradualmente da un modello reattivo a un modello predittivo. Non si interverrà più soltanto quando emerge un problema: la tecnologia permetterà di anticiparlo, allocando persone e risorse esattamente dove servono.”
La sfida della crescita e la visione globale di NANDO
Siete una squadra giovane in un mercato storico: qual è l’ambizione più grande di NANDO? Diventare lo “standard” tecnologico per la gestione intelligente dei rifiuti o portare l’AI a ripensare tutto il mondo del facility management?
“La nostra ambizione è diventare lo standard tecnologico con cui le aziende misurano e gestiscono i propri rifiuti. Oggi ogni organizzazione utilizza criteri, strumenti e metodologie differenti. Questo rende difficile confrontare le performance, verificare la qualità dei servizi e costruire strategie realmente basate sui dati. Vogliamo creare un linguaggio comune, affidabile e scalabile, che permetta a un edificio, a un aeroporto o a una multinazionale di conoscere in modo preciso ciò che produce e ciò che recupera. Da questa base potremo estendere progressivamente l’intelligenza artificiale ad altri processi del facility management, partendo però da problemi specifici e misurabili, evitando di utilizzare l’AI come una semplice etichetta tecnologica.”
Avete appena chiuso un aumento di capitale da 3,3 milioni di euro: in termini economici e industriali, qual è il salto di qualità che questo investimento vi permette di fare e quale ritorno vi aspettate di generare nei prossimi anni?
“Questo investimento ci consente di passare da una fase di validazione a una fase di consolidamento e crescita industriale. Le risorse saranno utilizzate per rafforzare la tecnologia, ampliare il team, migliorare ulteriormente la scalabilità del prodotto e accelerare l’espansione internazionale. Un’attenzione particolare sarà dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e alla capacità di adattare la piattaforma a nuovi contesti operativi. Il ritorno che vogliamo generare non è soltanto finanziario. Vogliamo costruire un’azienda tecnologica italiana capace di competere a livello globale, creare occupazione qualificata e permettere alle organizzazioni di ridurre concretamente costi, sprechi e impatto ambientale. Il capitale ci offre gli strumenti per crescere più velocemente, ma soprattutto ci impone la responsabilità di costruire un modello solido e sostenibile nel tempo.”

NANDO opera in un mercato enorme, quello della gestione dei rifiuti: qual è secondo lei il vero potenziale economico di questo settore e dove vede le maggiori opportunità di crescita?
“ Il potenziale è enorme perché la gestione dei rifiuti riguarda qualsiasi edificio, attività produttiva organizzazione, ma resta ancora un settore poco digitalizzato. L’opportunità non si trova soltanto nel trattamento finale dei materiali. Esiste una grande area di crescita nella raccolta e nell’analisi dei dati: capire cosa viene prodotto, evitare gli sprechi, migliorare la qualità della separazione e ottimizzare i servizi. Inoltre, clienti, investitori e normative richiedono informazioni ambientali sempre più precise e verificabili. Le aziende non possono più limitarsi a dichiarare di essere sostenibili: devono dimostrarlo attraverso dati affidabili. Chi riuscirà a trasformare la gestione dei rifiuti da centro di costo a processo misurabile e ottimizzabile potrà generare un valore economico molto significativo.”
Lei è un giovane imprenditore che ha costruito un’azienda sull’intelligenza artificiale: guardando ai suoi coetanei, pensa che l’AI debba essere vista più come una minaccia per il lavoro o come uno strumento per creare nuove opportunità?
“ L’intelligenza artificiale può rappresentare una minaccia quando viene subita, mentre diventa un’opportunità quando viene compresa e utilizzata per aumentare le capacità delle persone. Nel nostro caso, l’AI non sostituisce gli operatori: elimina misurazioni manuali, attività ripetitive e processi poco efficienti, permettendo alle persone di concentrarsi su attività con maggiore valore. Allo stesso tempo, crea nuove professioni e richiede competenze che uniscono tecnologia, analisi dei dati e conoscenza dei processi operativi. Il punto centrale non è chiedersi se l’AI sostituirà il lavoro umano, ma come ridisegnerà i ruoli. Come imprenditori abbiamo la responsabilità di accompagnare questa trasformazione, investendo non soltanto nella tecnologia, ma anche nella formazione e nella capacità delle persone di utilizzarla.”
















