L’Amministratore di Acqua Novara VCO, Daniele Barbone ci ha raccontato in via esclusiva il piano che il gestore idrico piemontese ha messo a punto per far fronte ai cambiamenti climatici. Si chiama Agenda 2036 e si vuole inspirare all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

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Come si organizza nello specifico Acqua Novara VCO per fare fronte a queste emergenze idriche?

Abbiamo avviato già da tempo un percorso di lavoro con il Politecnico di Milano che ci permette di avere una modellizzazione climatica del nostro territorio. Questo vuol dire che non abbiamo la sfera di cristallo ma abbiamo scenari che ci permettono di capire dove saranno le situazioni più complesse in termini di disponibilità idrica o in termini di fenomeni alluvionali. Oltre a questo abbiamo costruito un piano che si chiama Agenda 2036.”

Di cosa si tratta?

Si ispira all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Realizza complessivamente 565 milioni di euro di investimenti su circa 500.000 abitanti. Siamo partiti nel 2024 e rispetto alle azioni che abbiamo condotto e guardando agli effetti del 2022 e 2023, oggi abbiamo meno comuni in emergenza rispetto ad allora, anche se i fenomeni siano molto simili. Questo è possibile grazie agli strumenti che abbiamo messo in campo negli ultimi anni: la riduzione delle perdite di rete, l’interconnessione degli acquedotti, i sistemi di gestione delle emergenze e le tecnologie smart applicate alle infrastrutture idriche. Sono interventi che ci stanno consentendo di contenere gli effetti della minore disponibilità di risorsa idrica, riducendo i disagi per i cittadini. Si tratta di un approccio pienamente coerente con la strategia indicata da Utilitalia, l’associazione di categoria di cui facciamo parte e nella quale ricopro anche un incarico a livello nazionale. La direzione è quella di costruire una programmazione pluriennale, capace di rispondere in modo strutturale ai fenomeni legati al cambiamento climatico, individuando e concentrando tutte le risorse disponibili sulle priorità specifiche di ciascun territorio. Siamo consapevoli che, anche destinando tutte le risorse necessarie, non sarà possibile eliminare completamente gli effetti del cambiamento climatico. Possiamo però mitigarne in modo significativo gli impatti, rafforzando la resilienza delle infrastrutture e garantendo un servizio sempre più affidabile alle comunità.”

Le nostre città sono davvero pronte a gestire contemporaneamente siccità e bombe d’acqua?

Dicevamo che uno degli elementi sui quali siamo indietro è il tema dell’impermeabilizzazione dei suoli. Questo vuole dire politiche urbanistiche efficaci, integrate in una logica di programmazione sulla gestione della risorsa idrica. Su questo le città, alcune in Lombardia, ad esempio, sono più avanti. La Lombardia ha una legge regionale sull’invarianza idraulica ovvero a fronte di nuove realizzazioni bisogna garantire che non ci sia una maggiore impermeabilizzazione dei suoli. Altre regioni sono più arretrate sotto questo punto. I comuni vengono a ruota rispetto a questi strumenti di programmazione regionale. C’è molto da fare.”

Lei è più preoccupato dai cambiamenti climatici o dalla lentezza con cui il Paese continua a reagire?

Occupandomi di cambiamenti climatici ormai da molti anni e partecipando, dal 2015, ai lavori della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, posso dire di cogliere alcuni segnali positivi. Oggi, infatti, è ormai ampiamente riconosciuto che il cambiamento climatico è una realtà, e chi continua a negarlo rappresenta una minoranza ormai del tutto marginale, soprattutto dal punto di vista scientifico. Vedo quindi una crescente consapevolezza e il fatto che sempre più soggetti si stiano muovendo nella direzione giusta. Ciò che continua a preoccuparmi, però, è la velocità con cui stiamo traducendo questa consapevolezza in azioni concrete. Rispetto al ritmo con cui il clima sta cambiando, le misure che stiamo adottando procedono troppo lentamente. Per questo motivo, nei prossimi anni saremo chiamati a confrontarci con fenomeni sempre più frequenti e intensi, ai quali dovremo continuare a reagire, finché non comprenderemo che anche la nostra capacità di risposta deve cambiare passo e accelerare in modo significativo.”