MM S.p.A. impegnata dal comune nella gestione del verde a Milano, un bando da quasi 10 milioni di euro

Green trees and office buildings,Recyclable concept.

di Daniele Bonecchi

Milano intende investire su propri vivai e sulla capacità di produrre alberi sul proprio territorio, e lo fa con un bando che non è soltanto una gara d’appalto, ma un piccolo manifesto di come si vuole fare verde urbano nel decennio della transizione ecologica.

MM, che gestisce in forma integrata il patrimonio a verde della città dall’ottobre 2025 e che rappresenta l’operatore pi dinamico nell’area Facility – ha pubblicato la gara 42/2026/ACQ per “l’affidamento della coltivazione, fornitura ed impianto di alberi e altre piante per il verde urbano attraverso un programma di coltivazione ad elevato standard di qualità”. L’importo complessivo stimato è di 9.765.008 euro oltre IVA per 48 mesi di contratto.

Una cifra significativa, che tradotta in numeri “fisici” significa almeno 8.000 alberi all’anno — quindi 32.000 alberi nell’arco contrattuale — destinati a viali alberati, parchi storici, aree verdi estensive, giardini scolastici e nuovi impianti. Il contesto, del resto, è imponente: il patrimonio a verde di proprietà del Comune di Milano si estende per oltre 18 milioni di metri quadrati, suddivisi in circa 3.015 località, con un parco arboreo che conta circa 250.000 alberature. Un capitale verde che va costantemente rinnovato, sia per sostituire gli esemplari disseccati o abbattuti da eventi meteorologici sempre più estremi, sia per rispondere alla domanda crescente di nuove piantagioni urbane.

Il primo elemento che colpisce nella lettura del capitolato è il peso che MM assegna alla qualità tecnica dell’offerta. In altre parole, il ribasso sui prezzi conta, ma vale decisamente meno della qualità della proposta. È una scelta non scontata, soprattutto su una commessa di queste dimensioni, e segnala l’intenzione di evitare la corsa al ribasso che troppo spesso, nel settore del verde, si è tradotta in piante deboli, mortalità elevate e dispendio successivo di risorse pubbliche per le sostituzioni. Il secondo elemento di novità è anche il più tecnico, ma è forse il più interessante dal punto di vista agronomico.

Il bando stabilisce che le piante non potranno provenire da qualsiasi provenienza: dovranno essere coltivate in aree agricole e vivai con caratteristiche pedologiche e climatiche corrispondenti a quelle del territorio milanese. Uno degli elementi più innovativi è la clausola del premio di attecchimento. MM riconosce all’appaltatore un premio di 5 euro per ogni pianta messa a dimora se almeno il 95% delle piante fornite risulta attecchita e in salute dopo 12 mesi.

A questa misura si aggiunge una garanzia di attecchimento “blindata” di 12 mesi: in caso di mancato attecchimento, l’appaltatore è tenuto a sostituire le piante a propria cura e spese, entro 30 giorni dalla contestazione, con esemplari della stessa specie, taglia e qualità — e con un ulteriore periodo di garanzia di 12 mesi sulle piante sostituite. È un meccanismo a doppio binario, sanzionatorio e premiale insieme, che sposta il rischio dalla committenza al fornitore e crea un incentivo economico diretto a curare bene le piante anche dopo la messa a dimora.

L’elemento forse più significativo del bando è quello che mette a punteggio la sperimentazione di nuove specie arboree. In concreto, i concorrenti possono offrire, senza costi aggiuntivi per la committenza, almeno 700 piante arboree aggiuntive destinate alla sperimentazione lungo l’intero arco contrattuale.

L’obiettivo, scritto nero su bianco nel capitolato, è “l’individuazione di specie più prestazionali per rusticità, adattabilità ai fattori climatici ed ambientali, come l’inquinamento urbano, le emissioni di particolato e del rumore”. Milano, insomma, non si limita a sostituire gli alberi che cadono: vuole capire quali specie possano resistere meglio alle estati torride, alla siccità, agli inverni miti, allo smog e al rumore delle nostre città. Un piccolo laboratorio a cielo aperto, finanziato dentro lo stesso bando.

Gli altri parametri qualitativi compongono un mosaico di scelte coerenti con l’obiettivo di qualità: viene premiata l’agricoltura biologica, oppure il metodo integrato compatibile; premiata la protezione con cannicciato o doppio strato di juta: una difesa contro le scottature solari, gli urti e gli agenti atmosferici nei primi anni critici. Inoltre, MM chiede almeno 800 alberi (200/anno) in contenitore, perché questa tecnica permette di estendere la stagione di messa a dimora oltre marzo, fino a giugno, e da settembre in poi, con maggiori garanzie di ripresa vegetativa. Infine, il bando premia la sostenibilità ambientale del servizio, ovvero l’utilizzo di mezzi a basso impatto.

“A leggere il capitolato fino in fondo – spiega Francesco Mascolo, amministratore delegato di MM Spa – si capisce infine che dietro i 9,8 milioni di euro non c’è soltanto una fornitura. C’è una visione: quella di una città che si attrezza per il clima che cambia, che vuole alberi più adatti a resistere, che paga la qualità reale e non la promessa, che apre un piccolo fronte di sperimentazione scientifica dentro un appalto pubblico. È, in piccolo, un modello replicabile. E in un Paese in cui la mortalità delle nuove piantagioni urbane resta uno dei problemi cronici della gestione del verde, vincolare il pagamento al risultato — con un premio sulle piante che restano in piedi e una garanzia di sostituzione gratuita per chi non ce la fa — è un cambio di passo che merita attenzione”.