Vivenda e Ganiga portano l’intelligenza artificiale nelle mense per monitorare gli avanzi, ridurre gli sprechi e promuovere una ristorazione più sostenibile.

In Italia ogni secondo vengono sprecati oltre 257 chilogrammi di cibo, per un totale superiore agli 8 milioni di tonnellate all’anno lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo domestico. Numeri che riportano al centro dell’attenzione il tema della sostenibilità alimentare in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione del 16 ottobre, promossa dalla FAO, a poche settimane dalla Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari del 29 settembre.

Ridurre gli sprechi significa risparmiare acqua, energia e materie prime, contenere le emissioni e migliorare l’efficienza del sistema alimentare. Accanto alle campagne di sensibilizzazione e al recupero delle eccedenze, si stanno affermando soluzioni tecnologiche capaci di individuare le cause dello spreco e prevenirlo attraverso un’analisi più precisa dei consumi.

Una delle esperienze più innovative arriva dalla ristorazione collettiva, dove Vivenda Spa, società del Consorzio La Cascina, ha avviato una collaborazione con Ganiga, startup tecnologica aderente al programma Google for Startups, per introdurre sistemi intelligenti di monitoraggio degli avanzi alimentari. Al centro dell’accordo c’è Hoooly Food, una tecnologia brevettata in Italia che utilizza telecamere ad alta risoluzione, sensori e algoritmi di intelligenza artificiale per riconoscere e misurare il cibo rimasto nei piatti al termine dei pasti.

Integrato in appositi contenitori per la raccolta degli scarti, il sistema identifica in pochi secondi quantità e tipologia degli alimenti non consumati. I dati vengono elaborati da una piattaforma digitale che permette ai responsabili delle mense di individuare le pietanze meno apprezzate, analizzare le abitudini alimentari degli utenti e adeguare menù, porzioni e preparazioni alle effettive esigenze.

Per Emilio Roussier Fusco, presidente di Vivenda Spa, la ristorazione collettiva deve evolvere verso una gestione degli approvvigionamenti fondata su dati oggettivi, superando le valutazioni empiriche e introducendo strumenti in grado di orientare le scelte organizzative. La tecnologia può trovare applicazione nelle mense scolastiche, aziendali e ospedaliere, ma anche nella ristorazione commerciale e negli hotel. Particolarmente significativo è il potenziale nelle scuole, dove il monitoraggio degli avanzi può affiancare percorsi di educazione alimentare e sensibilizzazione dei più giovani.

Spreco alimentare: i dati 2026 e il peso sulle famiglie

La necessità di intervenire emerge anche dai dati dell’Osservatorio Waste Watcher International 2026. Secondo l’indagine presentata in occasione della Giornata internazionale contro lo spreco alimentare, nell’estate 2026 ogni italiano ha gettato mediamente 493,7 grammi di cibo alla settimana, l’11,17% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025.

Nonostante il miglioramento, lo spreco domestico continua ad avere un impatto economico rilevante: il dato settimanale equivale a circa 25,7 chilogrammi di alimenti per persona su base annuale, per un valore stimato di 112 euro. Complessivamente, nelle abitazioni italiane il cibo gettato rappresenta una perdita di circa 6,6 miliardi di euro all’anno.

La ricerca evidenzia anche una crescente familiarità con gli strumenti digitali: il 57% degli intervistati dichiara di utilizzare l’intelligenza artificiale per ottenere informazioni sugli alimenti e sulla prevenzione degli sprechi, mentre il 51% la consulta per trovare ricette con gli ingredienti già disponibili in frigorifero.

Da Too Good To Go a Banco Alimentare: le iniziative antispreco

Accanto all’innovazione tecnologica, imprese, associazioni e consumatori sono coinvolti in iniziative che puntano a recuperare le eccedenze e promuovere comportamenti più responsabili. Too Good To Go, la piattaforma che consente a negozi, supermercati e ristoranti di vendere a prezzi ridotti prodotti invenduti ancora idonei al consumo, ha ricordato di aver contribuito a salvare oltre 37 milioni di pasti in Italia dal 2019.

A Catania, Banco Alimentare ha presentato il progetto Take EAT Seriously – Don’t play with food, accompagnato da un torneo antispreco che coinvolge i partecipanti in attività dedicate alle abitudini alimentari. Il format, pensato anche per le aziende, promuove comportamenti responsabili attraverso esperienze partecipative. Nel settore della ristorazione, FIPE-Confcommercio continua a sostenere Rimpiattino, il progetto realizzato con Comieco per incentivare l’utilizzo della doggy bag e consentire ai clienti di portare a casa il cibo non consumato.

Dall’Europa nuovi obiettivi per la riduzione degli sprechi

La lotta allo spreco alimentare è diventata una priorità anche delle politiche europee. L’Unione europea ha introdotto obiettivi vincolanti di riduzione dei rifiuti alimentari entro il 2030: il 10% nella trasformazione e produzione industriale e il 30% pro capite, complessivamente, nella distribuzione, nella ristorazione, nei servizi alimentari e nelle famiglie, rispetto ai livelli di riferimento previsti dalla normativa.

Per le imprese del settore si rafforza così la necessità di adottare modelli organizzativi orientati alla prevenzione e all’efficienza delle risorse. In questo contesto, la collaborazione tra Vivenda e Ganiga offre un esempio concreto di come l’innovazione digitale possa tradurre gli obiettivi di sostenibilità in strumenti operativi.

La sfida: prevenire lo spreco prima che diventi rifiuto

La sfida non è soltanto recuperare il cibo in eccesso, ma evitare che venga sprecato. In questa prospettiva, l’impiego dell’intelligenza artificiale nella ristorazione collettiva segna un’evoluzione significativa: conoscere con precisione ciò che viene consumato permette di programmare meglio gli approvvigionamenti, adattare i menù e intervenire sulle inefficienze.

La Giornata mondiale dell’alimentazione diventa così un’occasione per promuovere un cambiamento concreto nei modelli di produzione e consumo, nel quale tecnologia, responsabilità delle imprese e consapevolezza dei cittadini possono contribuire a rendere il sistema alimentare più sostenibile.

Perché il cibo più sostenibile non è soltanto quello prodotto con minore impatto ambientale, ma anche quello che viene effettivamente consumato, senza trasformarsi inutilmente in rifiuto.