C’è stato un tempo in cui il facility management veniva raccontato come un comparto marginale, fatto di servizi di supporto e lavoro poco visibile. Oggi non è più così. E soprattutto, non è più un settore da “riequilibrare” al femminile: le donne ci sono già, e in molti casi sono la componente dominante.
I numeri parlano chiaro. Secondo Fnip-Confcommercio e Anip-Confindustria, il comparto dei servizi integrati-multiservizi è a forte prevalenza femminile. Non una presenza simbolica, ma una struttura portante. È per questo che il dibattito sulle “quote rosa” appare ormai superato: la questione non è far entrare le donne, ma riconoscerne il ruolo e garantirne tutele e qualità del lavoro.
Da qui nasce un cambio di approccio. Le associazioni di settore stanno lavorando su strumenti concreti, come le linee guida su molestie e violenza di genere sviluppate in seno a Onbsi, e sull’istituzione di un Comitato Tecnico Scientifico dedicato a sicurezza, inclusione e valorizzazione del lavoro femminile. L’obiettivo è rendere il facility management un modello di riferimento, non solo produttivo ma anche sociale. Questa evoluzione si inserisce in una trasformazione più ampia del settore. Il facility management non è più solo “servizio”: è organizzazione, tecnologia, gestione della sicurezza e continuità operativa. Un’infrastruttura invisibile ma essenziale, emersa con forza soprattutto durante la pandemia.
A raccontare questo passaggio è Gloria Querini, presidente di Euro&Promos, realtà leader del settore. «Non parlerei più di quote rosa – spiega – ma di approccio femminile al lavoro: responsabilità, precisione, capacità organizzativa e di mediazione».
Nell’azienda, le donne rappresentano circa il 70% della forza lavoro e occupano anche ruoli chiave: dalle risorse umane al controllo di gestione, dagli acquisti al legale. Una presenza diffusa che si riflette anche nel modello organizzativo. «Le persone sono produttive anche in base a come vivono la loro vita privata», sottolinea Querini. Da qui politiche di flessibilità oraria e supporto concreto alla conciliazione tra lavoro e famiglia.
Il settore, intanto, cresce. Euro&Promos ha superato i 125 milioni di fatturato e continua ad assumere, anche giovani laureate. E le prospettive restano positive: sempre più imprese scelgono di esternalizzare servizi, ampliando il mercato del facility management.
Ma il vero salto di percezione è avvenuto negli anni della pandemia. «I nostri collaboratori hanno lavorato fianco a fianco con medici e infermieri», racconta Querini. «Noi entriamo in gioco prima che i luoghi si animino e li rendiamo sicuri. Invisibili ma fondamentali, come l’aria».
Un’impostazione che trova riscontro anche in altre realtà. CSG Facility, cooperativa con il 75% di occupazione femminile, ha ottenuto la certificazione UNI/PdR 125:2022 sulla parità di genere. Un riconoscimento che non si limita ai numeri, ma riguarda processi, retribuzioni, opportunità di carriera e tutela della genitorialità.
«È un percorso sistemico di cambiamento culturale», spiega il presidente Massimo Stronati. «Perché la parità, nella pratica, è ancora un divario da colmare». E per il management dell’azienda la direzione è chiara: la parità di genere non è solo un valore, ma una leva strategica di crescita.
Il facility management, così, si rivela un caso interessante nel panorama del lavoro italiano. Non perché sia un settore “al femminile”, ma perché è uno dei pochi in cui la presenza delle donne ha già ridefinito modelli organizzativi, tempi e priorità.
La vera sfida, oggi, non è riequilibrare. È riconoscere, strutturare e valorizzare ciò che esiste già.









