L’agroalimentare alla prova della tecnologia tra blockchain e proteine alternative

Né l’industria, né il settore terziario. Il comparto che più degli altri è destinato a subire profondi cambiamenti grazie alla tecnologia è l’agrifood. Sistemi satellitari e sensori per il monitoraggio delle colture insieme a nuovi dispositivi e software hanno già invaso gli stabilimenti produttivi e i campi. Importante si sta rivelando anche l’implementazione sempre più diffusa della blockchain nella filiera agroalimentare. 

IL CONSORZIO DI BERGAMO

Ultima testimonianza in questo senso arriva dal Consorzio produttori di latte Torre Pallavicina, realtà con sede a Bergamo ma che coinvolge prevalentemente aziende del Bresciano, specialmente della Bassa. «Innestando la tecnologia su protocolli digitali già esistenti nella filiera siamo stati in grado di garantire la provenienza del latte sulla piattaforma tecnologica» spiega il presidente Gianmaria Bettoni. La blockchain, la certificazione su un registro decentrato e crittografato (la scelta del Consorzio, supportato da Euranet, è caduta sul prodotto di Algorand), garantisce totale trasparenza e immutabilità dei dati.

Ma c’è di più. Così facendo ogni singolo percorso del latte, dal produttore fino all’azienda trasformatrice, è certo, consentendo di «virtualizzare» persino ciascuna forma di formaggio.

«Grazie alla placca di caseina ciascuna forma di Grana Padano può diventare un Nft – aggiunge Bettoni -, un bene digitale che garantisce il bene materiale». E così la tecnologia giunge in aiuto della filiera «valorizzando il nostro prodotto agli occhi del consumatore finale – rimarca il presidente del Consorzio Grana Padano Renato Zaghini -, e al contempo tutelandolo dalle contraffazioni».

NUOVE FRONTIERE

Quello appena elencato è però solo un esempio di tecnologia applicata all’agroalimentare. Il carattere «disruptive» dell’innovazione, come sottolineato da Giacomo Mollo, cofondatore e partner della società di corporate innovation e venture capital iN3 Ventures, «è destinato ad essere ancor più incisivo. Ad oggi nel 2022 si contano 64 unicorni (startup che valgono più di un miliardo di dollari ndr) in ambito agrifood, il 26% solo in Europa».

L’Italia ancora non annovera player così grandi (il loro valore totale si assesta sui 313 miliardi di euro) «ma presto arriveranno» assicura Mollo.

Il delivery, che fino a questo momento ha fatto la parte del leone come dimostra il boom di realtà quali Deliveroo, è destinato a stabilizzarsi. Grandi verticali di sviluppo saranno invece «le proteine alternative, comprese quelle del latte, e il novel food derivante anche da processi di produzione in laboratorio – rimarca Giacomo Mollo -, il contenimento dello scarto alimentare o, in una visione più avveniristica, anche l’utilizzo dei funghi adattogeni, come cibo o persino nella creazione di packaging sostenibili».

IL SETTORE AGRICOLO

Scenari di avanguardia ma non così lontani come si pensi, che cozzano però contro un settore, quello agricolo italiano, ancora molto legato alle produzioni tradizionali. Ecco perciò la tecnologia e le sue molteplici facce: da un lato sostegno concreto alle attività tradizionali, dall’altro strumento per superare, non necessariamente migliorare, il presente, forzando processi millenari. Non c’è una risposta giusta alla sfida che si pone davanti al settore, ciò che è certo è che il settore primario è pronto a riconquistarsi una centralità per lungo tempo ottenebrata.

Fonte: Giornale di Brescia